Mi dicevano: “devi venire a vivere a Milano”

fogli scritti a mano con pennino
Su di me – Blog | Vita di Pi(erre)
23 gennaio 2017
Fenomenologia della cazzolunghista
6 febbraio 2017
Pesci di Einstein - Vita di Pi(erre)

Pesci di Einstein - Vita di Pi(erre)

Ho lavorato per dieci anni a Milano in alcune agenzie di PR, sono stati anni faticosi ma anche ricchi di incontri e di soddisfazioni. La fatica più grande era il tragitto: quasi due ore in andata e due in ritorno per fare 40km scarsi.  I colleghi continuavano a dirmi: “Devi vivere a Milano se vuoi fare questo lavoro”, “se vuoi diventare Director non puoi stare in provincia, ti vogliono qui”.

Ieri per caso questi discorsi mi sono tornati alla mente leggendo un articolo sul telelavoro (quello vero) su entrepreneur.com. Un pezzo che mi ha dato un ulteriore spinta ad andare avanti: un dipendente in telelavoro, risparimandosi il viaggio, lo stress, e lavorando per obiettivi e non col fucile puntato alla tempia dal capo che vuole vederti seduto alla tua scrivania, è nettamente più produttivo.

<b><font “#ea5279”>Che scoperta!</font></b>

Per chi come me lavora con il web e prevalentemente di portatile e telefono, un ufficio ha senso solo di rappresentanza (o come oasi di pace dal turbinio della famiglia) e non è nemmeno indispensabile, in alcuni casi. Per chi come me è mamma, la flessibilità da dipendente in un’agenzia di PR è un lusso, qualcosa che non è concesso concedere perchè si creano precedenti pericolosi. Per chi come me ha visto la frustrazione che si crea quando qualcuno che dovrebbe incentivarti, invece, ti vomita addosso tutto il suo livore e la sua maleducazione senza che tu reagisca perchè credi che oltre alle quattro mura di quell’ufficio non esista altro, è difficile vivere e lavorare con serenità.

Ci sono stati giorni in cui stavo male all’idea di dover tornare ancora un giorno in ufficio, in cui i discorsi si ripetevano sempre uguali: “competitività, cambiamento, crescita” ma in realtà nulla cambia, il datore di lavoro che io ho incontrato (sotto varie sembianza, più di una volta) è più preoccupato di trattenere i dipendenti sotto i suoi occhi, di controllarli (salvo poi ritrovarsi fregato comunque perchè sei cosi accecato dalle cazzate che non vedi chi te la fa sotto gli occhi) che di capire che spremendoli come limoni in realtà sta ottenendo meno di quanto otterrebbe se gli desse fiducia. Se li lasciasse liberi e responsabilizzati di lavorare dovunque per obiettivi.

Il telelavoro è tutto fuorchè semplice da gestire, e raramente praticabile in Italia.

Spesso una donna che diventa mamma preferisce crescere professionalmente diventando libera professionista: uno sporco terreno dove hai tante soddisfazione e tante paure. Io ho scelto quella strada, stanca di vedere mio figlio cresciuto da altri, stanca di non crescere professionalmente in contesti vetusti, stanca di elemosinare paghe ridicole. Oggi sono felice, combatto per ricevere i pagamenti delle fatture, combatto per trovare clienti, combatto per riuscire a stare in piedi professionalmente ma gestire il mio tempo mi ha permesso di creare un rapporto vero con mio figlio, di imparare l’HTML, Photoshop, faccio conversazione in inglese ogni settimana, nel mio piccolo. Mi sono concessa il tempo di crescere come persona e me lo concedo ogni giorno.

Per il mio lavoro Milano rimane il mio punto di riferimento, ci vado spesso in settimana, perchè quelle 2 ore diventano una mezz’oretta affrontati fuori dagli orari di punta. Vado alle fiere, tengo le fila dei miei contatti e a Milano non mi ci sono mai trasferita. Director non lo sono mai diventata, non lì almeno.

Ho scoperto che i diktat degli altri, rimangono “degli altri”, come degli altri rimangono gli obiettivi, le aspettative della vita.

Non ho ascoltato nessuno, o meglio, li ho sentiti ma i miei piedi e la mia testa andavano da un’altra parte. Dalla parte della mia felicità.

Non per tutte le donne è lo stesso, non viviamo tutte le stesse situazioni lavorative e familiari e le scelte vengono prese di conseguenza. Ma vorrei solo che a volte fossimo più egoiste o avessimo accanto qualcuno che dice “tu vali di più”, qualcuno che ti da la spinta come è successo a me. Mi sono sentita sola, isolata fuori dal gruppo per tanto tempo, poi chi ti è accanto ti dice che tu sei tu e non quella che vogliono che tu creda di essere, ti si apre un mondo.

Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido

(Albert Einstein)

Facebook Comments
Valeria Sartorio
Valeria Sartorio
FEMMINA CAUCASICA, PROFESSIONISTA PER LA COMUNICAZIONE & LE PI(ERRE), OFFRE GRATIS QUI STORIE A BASE DI ATTUALITÀ, NUOVI MEDIA E ANEDDOTI SEMISERI DI VITA VISSUTA.

1 Comment

  1. Katia ha detto:

    – Questo post è nello sincero, vitale, e io io mi ci ritrovo dentro come uno di quei pesciolini lassù.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *