Maturità, ti avessi presa DOPO!

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Nei giorni che vedono tanti studenti impegnati negli esami di fine adolescenza, io me la vedo con i miei ricordi della maturità, e con l’immancabile Venditti.

E’ doveroso e tanto tanto tanto scontato citare Venditti (ma nella versione Guzzanti), Studio Aperto lo fa ogni anno senza che nessuno si ribelli, e non vedo perchè io non posso farlo. Ripensando a quel passaggio della sua canzone (non sto nemmeno a specificare quale) mi sono detta che nel mio caso tutto sarebbe stato meglio se affrontato qualche anno dopo. Tipo il giorno della mia laurea.

Io non sono mai stata una che eccelleva a scuola, vivacchiavo, studiacchiavo, buona memoria e nessuna bocciatura. Tranne matematica. Lì credo che il mio liceo conservi compiti in classe da vergogna e infatti la laurea con lode l’ho presa in Lettere mica per niente. Comunque, dicevo, la mia maturità – col senno di poi – avrei dovuto prenderla il giorno della mia laurea, allora sì sarei stata brillante in tutte le prove.

Senza farla lunga: agli atti dello Stato Italiano, nonostante buoni voti in tutte le materie tranne quelle scientifiche, risulto “maturata” con un misero 68/100 al Liceo Scientifico. E, ironia della mia carriera scolastica, con la sufficienza piena nel compito di matematica e una sufficienza risicata nel compito di italiano. Grosso sbaglio su tutta la linea fin dall’inizio, fin dalla scelta dell’indirizzo: colpa (mia) di un’amica che sembrava saperla lunga ma che alla lunga poi non si è dimostrata per niente tale. Io ero destinata al classico, o al massimo al linguistico, non certo allo Scientifico, risultato: pesce fuor d’acqua. E, a conti fatti, a 19 anni assolutamente impreparata ad affrontare esame e la vita.

Non sapevo chi ero, cosa volevo, dove volevo arrivare. Confusione totale. E infatti ho ciccato la scelta anche al primo anno dell’università. Ma già quell’estate mi ha cambiata, perchè ho lasciato un universo dove non mi orientavo e ho cominciato a camminare da sola prima tra nuove amiche (grazie a Dio!) e poi a nuovi corridoi, nuovi insegnanti etc…E quando oggi accusano un 19enne di essere un allocco allampanato privo di prospettive, semplicemente non ricordano come si era realmente a 19 anni. Spavaldi, forse, ma tutti un pò allo sbando.

Maturità, purtroppo ti ho presa PRIMA

La mia prima svegliata, molto sonora, della vita l’ho avuta un lunedì mattina quando la nonna che mi ha cresciuta è andata in tilt, farfugliava cose apparentemente senza senso e di lì a qualche giorno sarebbe morta. Così, senza poterle dire niente, con le parole ancora in canna. Lei se n’è andata una mattina prestissimo mentre era in rianimazione. Setticemia ci hanno detto. Una ferita non curata, sottovalutata, posizionata chissà dove. Lei se n’è andata come sempre era vissuta, in fretta, indaffarata e schiva.

Quello è stato il mio BAM! nella vita: tic tac, tic tac il tempo non aspetta nessuno. Fai nella vita ciò che vuoi realmente fare.

E da lì sono andata dritta dritta alla segreteria dell’Università a chiudere con il primo anno assurdo e ad iscrivermi al mio primo vero anno: Lettere, vecchio ordinamento. Ero davanti al sogno della mia vita, a quello che desideravo da sempre. E la maturità era solo un capitolo chiuso, l’università un riscatto. E, infatti, così è stato. Lontana dalla piccola città, nuovo mondo, nuova me. Un cambio epocale.

In realtà la maturità non l’ho mai sepolta del tutto: quando sono tesa, sotto pressione puntualmente la notte sogno (molto realisticamente) di essere chiamata a sostenere di nuovo lo scritto: matematica trigonometria e analisi (con formule e grafici cartesiani assolutamente incomprensibili!), seguito da un orale alla lavagna. Anche lì con teoremi postulati da nomi mai sentiti prima (non che mi venga in mente il povero Lagrange – quanto ci ho penato Lagrange sulla dimostrazione del tuo teorema, vigliacco!).

Poi per fortuna mi sveglio, sudata, e mi dico: MATURITA’ per fortuna ti ho presa, ALLORA!

(perchè oggi non saprei da che parte girarmi: in matematica, s’intende! 😉

E, per inciso, io Venditti non lo tollero ma lo canto, c’est la vie!

 

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Valeria Sartorio
Valeria Sartorio
FEMMINA CAUCASICA, PROFESSIONISTA PER LA COMUNICAZIONE & LE PI(ERRE), OFFRE GRATIS QUI STORIE A BASE DI ATTUALITÀ, NUOVI MEDIA E ANEDDOTI SEMISERI DI VITA VISSUTA.

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