Quando la fotocamera sul telefono non esisteva – Riflessione semiseria sulla me adolescente

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Sono finita a riflettere sulla differenza di uso del telefono con la fotocamera faccio io alla mia “tenera” età e quello che ne fa il mondo degli adolescenti.

Lavorando con gli adolescenti (14/19 anni nel mio caso) si finisce inevitabilmente per far confronti, il primo è l’età: se ora tu siedi dalla parte solitaria della cattedra un motivo c’è.

Hai studiato, ti sei laureata, hai fatto esperienza ed è arrivata la cattedra (nel mio caso di web marketing). Il secondo è che hai a che fare con la rete, quindi, inevitabilmente, c’è un “prima” e un “dopo”: prima dell’internet e dopo, che tu hai vissuto e che non è difficile ricordare, ma per i tuoi ragazzi non c’è, non esiste. A volte non sanno nemmeno che cosa sia stata una linea a 56k col modem che componeva il numero del provider. Negli ultimi anni c’è soprattutto un “prima” dei social e un “dopo” che non è da sottovalutare: sottolinea ancora di più la distanza anagrafica con chi ti siede di fronte e ti fa riflettere sulla loro sovraesposizione da selfie.

Gli studenti e corsisti che sto conoscendo in questo periodo sono nati alla fine degli anni ’90, che – per inciso – sono 20 anni fa circa e non 10, come calcolo sempre io. Quando hanno una pausa da qualsiasi attività si fiondano sul telefono, per tutto. Si fotografano ovunque, anche nei bagni, e postano tutto quello che fotografano su Instagram (lo preferiscono a Facebook e già qui, caro Mark, hai azzeccato l’acquisto, vecchia volpe) generando così migliaia di nuovi post l’anno che registrano inesorabilmente il loro passaggio da bambini a ragazzi, da innocenza a pruderie. Le loro foto sono sempre più ammiccanti, spogliate e corredate di frasi di vita vissuta prese dalle canzoni. Mica solo quelle dei miei studenti, di tantissimi adolescenti.

Come lo so? Per far capire loro come muoversi nel dannato universo del marketing sul web con loro uso i social, con un profilo parallelo al mio personale (vuoto, solo con la mia foto) per ragioni di privacy. Loro no. Quando apro la timeline per controllare i progressi dei progetti social scolastici, inesorabili appaiono anche i loro aggiornamenti personali, suggerimenti (di pagine di tronisti che io non ho mai nemmeno lontanamente sentito nominare), amici e di conseguenza spuntano post con foto e testo. E si somigliano tutti, i ragazzi nelle loro foto e i post. Sono coraggiosi, tenaci e strafottenti quando sono on-line, veri leoni da tastiera. Micetti che piangono, di persona. In questo siamo uguali, io adolescente ero un vulcano di sicurezza negli sms, una ragazzina insicura e impaurita dal vivo.

E allora anch’io riguardo le mie foto alla loro età: una racchia imbarazzante metà uomo e metà adolescente. Perchè – non so voi – io ho cominciato ad essere femminile solo all’università, prima il mio armadio era una teoria indistinta di jeans, maglioni e magliette oversize deformi. E quindi mi sono detta: aldilà dell’internet, guardandosi indietro, soprattutto le mie ragazze, alla mia “veneranda” età, che cosa vedranno nella loro vita tracciata on-line? Tutti gli ex, per esempio (anche quello stronzo che volevi seppellire) prima o poi salteranno fuori in qualche post. Le amiche che non hai più, che hanno preso la loro strada: che saranno pure cose belle col famoso senno di poi, ma se il senno non ti viene e rimani aggrappata al passato? Non ridete, un vecchio amico incontrato dopo 20 anni mi ha menzionato il nome della sua ex storica – mollato 20 anni e passa fa – come causa della sua singletudine attuale (singletudine che dura da 20 anni, ovvio: ma come stai messo?). Ecco che cosa intendo per “rimanere aggrappati al passato”.

E a quel tempo, quando il mio amico è stato mollato (credo) la fotocamera sul telefono e i social mica c’erano, altrimenti avrebbe fatto dietrologie su eventuali post di lei e sbrodolato post sdolcinati per farla tornare e pieni di acredine per darle della troia per essere stato mollato.E pensare che lui, prima di mettersi con lei, mi piaceva, c’avrei fatto coppia fissa più che volentieri al posto del babbeo che mi ronzava intorno. E quando mi sono messa col babbeo, lui si è pure dichiarato: pirla pure con la tempistica.

Ecco, nella vita da gggiovane io ho fatto talmente tante cazzate di cui quasi nessuno è a conoscenza che se oggi ne rileggessi post o rivedessi le foto mi sotterrerei. Se penso solo a quanta fauna maschile ho incrociato (con alcuni rappresentanti anche amoreggiato, ma chi non lo ha fatto?!?), il pensiero che con ciascuno dei suoi rappresentanti possa essere rimasto un selfie da poter rivedere, rabbrividirei 🙂 Mi bastano le foto degli ex che prima o poi vedrà anche mio figlio, chiedendosi perchè diavolo mamma è abbracciata a uno che non somiglia a papà! Sono ricordi bellissimi ma confinati nella mente, che cancella quei dettagli sgradevoli che tanto odiavi e che ti lascia solo il bello, storpiato, confuso e imperfetto di quel momento.

Le amiche che non ho più, non mi mancano, rivederle non mi interessa. i vecchi amori si sono sposati e sono andati e lo so perchè un bel giorno (quello dopo il matrimonio) gli amici comuni condividevano sui social le foto e quello per me è stata la svolta: sono cresciuta, game over. E non mi dispiace per niente. Perchè voglio godermi ogni età di questa vita al massimo, senza cadaveri digitali degli anni 13-22 (miei). Senza rimpianto. E senza foto imbarazzanti alla mercè degli occhi di tutti.

 

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Valeria Sartorio
Valeria Sartorio
FEMMINA CAUCASICA, PROFESSIONISTA PER LA COMUNICAZIONE & LE PI(ERRE), OFFRE GRATIS QUI STORIE A BASE DI ATTUALITÀ, NUOVI MEDIA E ANEDDOTI SEMISERI DI VITA VISSUTA.

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